
«Oggi non è facile fare educazione e scuola con questa generazione di adolescenti. Essere insegnanti, professionisti della cura educativa, genitori non può prescindere dall’entrare in contatto con le nuove sofferenze, sentirle sulla pelle, dare ad esse un nome, ricondurle alla loro dimensione sociale e politica e non solo individuale, e poi cercare insieme ai ragazzi e alle ragazze spiragli di vita, territori di creazione di consenso e di meraviglia».
Formatore, ricercatore e docente presso l’Università Bicocca di Milano, Davide Fant raccoglie in questo testo una serie di contributi riferiti, in un arco temporale più che ventennale, al progetto «Anno Unico», promosso e realizzato a Saronno (VA) dalla Fondazione Daimon. La scelta di recensire e commentare questo libro nasce dal desiderio di condividere e portare a valore un modello di contrasto alla dispersione scolastica meno conosciuto di altri e meritevole di attenzione.
Nato come proposta di contrasto alla dispersione scolastica, «Anno Unico» raccoglie inizialmente studenti sedicenni per evitarne l’allontanamento da qualsiasi esperienza formativa, nel tempo si è configurato come luogo-laboratorio di sperimentazione metodologica e innovazione, attento anche al benessere integrale della persona. Ne deriva una trasformazione della narrazione comune sulla velocità del recupero di percorsi scolastici verso una maggiore valorizzazione del tempo per la riflessione su di sé e sul proprio percorso.
«Anno Unico afferma la necessità e possibilità di un’altra strategia fondata sul non giudicare, non etichettare il ritiro da scuola, per poi dare forma alla ricerca di una “pausa” per i giovani in condizioni di isolamento e ritiro, ipotizzando, anche sulla base di una robusta letteratura, che dentro il ritiro ci siano preziose energie che vanno riconosciute e protette rispetto a una cornice scolastica che le inibisce».
«Anno Unico» si realizza attraverso un periodo – di un anno scolastico, appunto – definito di riflessione per riprendere il cammino. L’assunto di base è che ai ragazzi demotivati e/o a forte rischio di dispersione scolastica e allontanamento dal mondo formativo possa essere utile unire un periodo di rallentamento dei ritmi e delle richieste istituzionali, connotato da attenzione alla scoperta e al riconoscimento delle loro caratteristiche e dei loro talenti. Una sorta di riorientamento organizzato, teso all’acquisizione di consapevolezza di sé. L’idea è che l’energia intrinseca, coartata nella struttura scolastica ordinamentale, possa liberarsi per altre strade, non disfunzionali.
«L’ Anno Unico è una proposta formativa per ragazzi dai 16 anni, che per diverse ragioni hanno lasciato la scuola o sono indecisi su come proseguire il proprio percorso, che desiderano un ambiente accogliente dove porre le basi per un nuovo progetto. È un luogo dove gli allievi vengono apprezzati per quello che sono, con le loro passioni, specificità, interessi.»
La proposta implica la frequenza di un ridotto numero di ore di lezione giornaliere, per quattro mattine a settimana, nelle quali educatori e insegnanti accompagnano attività in piccolo gruppo. E’ coltivata la dimensione della scelta: non tutti devono fare tutto, ma l’individuazione delle attività è partecipata in una dimensione nella quale il rifiuto diviene occasione di conoscenza. L’approccio all’apprendimento è fondamentalmente esperienziale, con una particolare attenzione alla dimensione digitale, artistica, creativa e musicale. Le discipline scolastiche approfondite sono inglese, matematica, storia, scienze con previsione di feedback formativi di percorso e senza valutazione in decimi. Molti i laboratori proposti, con possibilità di attivazione di percorsi in base alle singole storie di vita che entrano nell’anno unico: dalla grafica e comunicazione multimediale, alla cucina, dalla scrittura poetica all’animazione per bambini, fino alla ciclomeccanica. A ciò si accompagnano esperienze di stage, per sostenere la scelta del dopo.
Già, il dopo. «Anno Unico» non si configura come una sperimentazione di modifica ordinamentale, ma come una vera e propria sospensione del percorso senza disperdersi. Il prosieguo naturale sfocia in molte proposte della Formazione Professionale, aperte a variabilità e percorsi anche successivi, così come all’inserimento lavorativo. Interessante la possibilità di un anno di qualifica grafica, parificato ad una terza CFP, condotto dalla stessa équipe di Anno Unico.
Nel testo, Davide Fant accompagna nel cuore del progetto: si cammina fra i corpi irrequieti dei ragazzi, se ne ascoltano le storie, si leggono poesie e canzoni, si riflette con gli educatori e ci si fanno tante e tante domande. Perché proprio questo è il senso che la lettura restituisce, al di là della narrazione dell’esperienza. L’interrogarsi dei ragazzi su loro stessi e l’interrogarsi adulto, spesso altrettanto smarrito di fronte alle fragilità, alla potenza creatrice delle rabbie e al vuoto con il suo fragoroso risuonare.